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CULTURA

CULTURA

ll passaggio dell'Appennino Bolognese fu un momento fondamentale del "Grand Tour" che dal Cinquecento vide, fino all'Ottocento, legioni di giovani aristocratici e di artisti visitare il nostro Paese. Cultura, avventura e maestosi paesaggi erano le attrattive che portavano i viaggiatori ad affrontare le insidie che caratterizzavano questa "impresa". Michel de Montaigne (1580), Johann Wolfang Goethe (1786), Giacomo Casanova (1761), sono solo  alcuni degli illustri "viaggiatori" che riportarono nei loro diari le impressioni del passaggio.
La terra porta il segno di antiche civilità, come la celtica e l'etrusca, che crearono in questa zona insediamenti stabili e duraturi di cui ancor'oggi si possono vedere i resti nei siti di Monte Bibele e nella città di Misa.
Ancora forti sono il rispetto e la cura della cultura contadina, che ci lascia un'eredità insieme agricola ed umana: antiche arti e mestieri, gli attrezzi di una volta, i forni a legna, i mulini ad acqua, i piccoli borghi storici, il ricordo di un tempo sudato e goduto, scandito dalla luna e dallo scorrere delle stagioni, dai raccolti buoni e da quelli andati persi.
Anime d'arte nascono e trascorrono i loro giorni Nell'Appennino, dando vita ad opere che custodiscono immutate le fotografie del suo volto, il pittore Giorgio Morandi primo tra loro.
Qui trovano dimora anche personalità stravaganti ed interessanti come Cesare Mattei con la sua affascinante Rocchetta ed instancabili ricercatori come lo speleologo ed archeologo Luigi Fantini, a cui sono dovuti i primi ritrovamenti della zona.

 
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